Gli indirizzi in Giappone è un aspetto della vita quotidiana che coglie quasi tutti di sorpresa, soprattutto per chi decide di andare a studiare lingua giapponese in Giappone e spesso si prepara su grammatica, kanji, visti e scuole.
Capire come funzionano non è solo una curiosità culturale, ma una necessità pratica che entra in gioco fin dai primi giorni nel Paese.
Dall’iscrizione alla scuola di lingua alla registrazione della residenza, dalla consegna dei libri di testo fino alla firma di un contratto d’affitto, gli indirizzi giapponesi sono ovunque. Eppure, per uno studente straniero, il sistema può sembrare inizialmente confuso, se non addirittura illogico. In realtà, una volta compreso il meccanismo di base, tutto diventa molto più chiaro.
In questa guida completa vedremo:
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come sono strutturati gli indirizzi giapponesi
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perché non esistono (quasi) i nomi delle strade
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come leggere e scrivere un indirizzo in Giappone
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esempi pratici utili per studenti di lingua
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consigli per orientarsi e non sbagliare
Perché il sistema degli indirizzi in Giappone è così diverso
La prima cosa da capire è che in Giappone gli indirizzi non si basano sulle strade, come avviene in Italia. Nella maggior parte delle città giapponesi, le vie non hanno nemmeno un nome ufficiale, oppure il nome è poco usato nella vita quotidiana. Il sistema si fonda invece su una suddivisione amministrativa del territorio in aree, quartieri e isolati.
Questa differenza nasce da motivi storici e urbanistici. Le città giapponesi si sono sviluppate nel tempo senza una pianificazione rigida delle strade, privilegiando l’organizzazione per zone. Gli edifici, inoltre, non vengono numerati in base alla loro posizione lungo una via, ma in base all’ordine in cui sono stati costruiti all’interno di un’area.
Per chi arriva dall’Europa, abituato a cercare un numero civico lungo una strada precisa, questo cambio di prospettiva è uno dei primi piccoli shock culturali.
La logica generale degli indirizzi giapponesi
Un indirizzo giapponese segue un principio opposto a quello occidentale: si parte dall’unità geografica più grande per arrivare a quella più piccola. Prima si indica la prefettura, poi la città o il quartiere, quindi la zona, l’isolato e infine l’edificio. Se si vive in un condominio o in un dormitorio per studenti, vengono aggiunti anche il nome dell’edificio e il numero dell’appartamento.
Questo significa che, leggendo un indirizzo giapponese, ci si avvicina progressivamente alla destinazione, come se si stesse “zoomando” su una mappa. È una logica molto coerente dal punto di vista amministrativo, anche se meno intuitiva per chi è abituato a un sistema basato sulle strade.
Un indirizzo giapponese standard è composto da questi elementi (dal più grande al più piccolo):
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Prefettura (都・道・府・県)
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Città / Quartiere speciale
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Distretto (chō o machi)
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Blocco (chōme)
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Numero dell’isolato (ban)
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Numero dell’edificio (gō)
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Nome dell’edificio e numero dell’appartamento (se presenti)
Le prefetture: il punto di partenza di ogni indirizzo
Il Giappone è diviso in 47 prefetture, che rappresentano il primo elemento di qualsiasi indirizzo ufficiale. Ogni prefettura ha una denominazione specifica che compare nei documenti e negli indirizzi scritti in giapponese. Tokyo, ad esempio, non è una semplice prefettura ma una “metropoli”, mentre Osaka e Kyoto hanno una denominazione leggermente diversa rispetto alle altre.
Per uno studente di lingua giapponese, la prefettura è particolarmente importante perché compare in quasi tutta la documentazione burocratica: iscrizione alla scuola, registrazione al municipio, apertura del conto bancario e pratiche legate al visto. Imparare a riconoscere e scrivere correttamente il nome della propria prefettura è uno dei primi passi verso l’autonomia.
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Città e quartieri: orientarsi soprattutto a Tokyo
Dopo la prefettura, l’indirizzo indica la città. Nelle grandi aree urbane, e in particolare a Tokyo, entrano in gioco i quartieri speciali, che funzionano quasi come città autonome. Chi studia giapponese a Tokyo sentirà nominare quotidianamente quartieri come Shinjuku, Shibuya o Minato, che non sono solo zone famose, ma vere e proprie unità amministrative.
Questo dettaglio è fondamentale perché due indirizzi identici, ma situati in quartieri diversi, possono trovarsi a chilometri di distanza. Per uno studente straniero, imparare il nome del proprio quartiere e associarlo alla prefettura corretta evita moltissimi errori nei moduli ufficiali.
Le città (市 – shi)
Molte scuole di lingua si trovano in grandi città come:
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Tokyo
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Osaka
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Kyoto
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Fukuoka
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Nagoya
I quartieri speciali di Tokyo (区 – ku)
Tokyo è divisa in 23 quartieri speciali, tra cui:
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Shinjuku
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Shibuya
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Minato
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Taito
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Toshima
Chōme, ban e gō: la parte che confonde di più
La vera difficoltà degli indirizzi giapponesi arriva con le suddivisioni più piccole. Dopo il quartiere, l’area viene divisa in chōme, che possiamo immaginare come delle sotto-zone numerate. Ogni chōme contiene diversi isolati, identificati da un numero, e ogni isolato contiene uno o più edifici, anch’essi numerati.
Il punto cruciale è che questi numeri non seguono un ordine spaziale evidente. Camminando per strada, non vedrai una sequenza logica come 1, 3, 5, 7. I numeri riflettono spesso l’ordine di costruzione degli edifici, quindi un edificio con un numero più alto non è necessariamente più lontano o più vicino a un altro.
Un esempio pratico di indirizzo giapponese
Immaginiamo l’indirizzo di uno studente che vive a Tokyo, in un appartamento vicino alla scuola di lingua. L’indirizzo in giapponese potrebbe sembrare lungo e complesso, ma in realtà segue una struttura precisa. Include il codice postale, la prefettura, il quartiere, la zona, i numeri che identificano l’area e, infine, il nome dell’edificio e l’appartamento.
Una volta imparato a riconoscere questi elementi, leggere un indirizzo diventa molto più semplice. Anche se non si conoscono tutti i kanji, i numeri e la struttura aiutano a orientarsi.
In giapponese:
〒160-0023
東京都新宿区西新宿3丁目5番12号
メゾン桜 203
Traduzione:
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CAP: 160-0023
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Prefettura: Tokyo
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Quartiere: Shinjuku
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Zona: Nishi-Shinjuku
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Chōme: 3
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Isolato: 5
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Edificio: 12
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Nome edificio: Maison Sakura
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Appartamento: 203
Il codice postale giapponese e perché è così utile
Il codice postale in Giappone è composto da sette cifre ed è spesso uno degli strumenti più pratici per compilare moduli online. Inserendo il codice postale, molti siti giapponesi compilano automaticamente gran parte dell’indirizzo, riducendo il rischio di errori.
Per uno studente di lingua giapponese, conoscere il proprio codice postale a memoria è estremamente utile. Serve per ricevere posta, pacchi, documenti ufficiali e persino per ordinare libri o materiale didattico online.
Come orientarsi in Giappone senza usare gli indirizzi
Un aspetto curioso della vita quotidiana in Giappone è che anche i giapponesi raramente usano gli indirizzi per dare indicazioni. Molto più spesso si fa riferimento a stazioni ferroviarie, uscite specifiche, incroci famosi o negozi ben riconoscibili come i convenience store.
L’approccio migliore è affidarsi alle mappe digitali e imparare a riconoscere i punti di riferimento principali della zona in cui si vive o si studia.
Scrivere il proprio indirizzo durante un soggiorno studio
Quando si studia giapponese in Giappone, capita spesso di dover scrivere il proprio indirizzo in contesti diversi. Nei moduli ufficiali giapponesi, l’indirizzo va scritto in giapponese e seguendo l’ordine locale. Nei moduli internazionali, invece, viene spesso richiesto in romaji e con un ordine più simile a quello occidentale.
In caso di dubbio, è sempre consigliabile chiedere alla scuola di lingua o al personale dell’alloggio. È una pratica comune e nessuno si aspetta che uno studente straniero padroneggi subito questo sistema complesso.
Perché capire gli indirizzi è parte dello studio della lingua
Imparare come funzionano gli indirizzi in Giappone non è solo una questione pratica, ma anche linguistica e culturale. Significa comprendere come i giapponesi organizzano lo spazio, come pensano il territorio e come la lingua riflette questa visione.
Il sistema degli indirizzi giapponesi può sembrare complicato all’inizio, ma non è caotico. È semplicemente diverso da quello a cui siamo abituati. Con un po’ di pratica e gli strumenti giusti, diventa parte della routine quotidiana.
Per chi vuole studiare giapponese in Giappone, capire come funzionano gli indirizzi significa muoversi con più sicurezza, affrontare la burocrazia senza stress e sentirsi, giorno dopo giorno, un po’ più a casa.
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